26 4 / 2010
una gentile richiesta, as you like it...
Era in piedi alle mie spalle, guardando Disney Channel, mentre io perdevo la verginità. Si chiamava Andrea e aveva gli occhi verdi, e tirava su col naso da una narice per volta, spostando tutta la faccia da un lato. Avevamo ventotto anni in due, lui sedici, io dodici. Ricordo bene il mio profilo riflesso nella vetrinetta dei liquori, alla mia sinistra, accanto al ficus benjamin. Le sue dita nella mia bocca avevano il sapore della gomma per cancellare rosa e blu. Le muoveva in cerchio, come il dentista quando mi scopriva le gengive. Doveva sembrargli sexy, forse, una cosa da film porno.
Andrea era una capra. Mamma lo diceva sempre, doveva spiegargli tutto tre volte. Ogni estate c’erano le ripetizioni private. Ero abituata ai ragazzi che bussavano alla porta, sbilenchi, butterati, con le mani sudaticce. Non ci avevo mai prestato attenzione.
Quell’anno avevo iniziato a mettere lo smalto e portavo le spalline infilate nel reggiseno. Le spalline delle vecchie giacche, trasformate in puntaspilli.
La prima volta che lo vidi era seduto al mio posto, al tavolo da pranzo. Aveva i capelli biondi. Magro, con la faccia tesa, gli occhi verde-giallo dei gatti randagi. In un primo momento non l’avevo riconosciuto…(continued)